La traslitterazione cinese, tutta questione di musicalità

Sempre più spesso i brand moda ci richiedono traduzioni dall’italiano o dall’inglese verso il cinese.
La traslitterazione è uno degli elementi più intricati della traduzione.
Soprattutto quando la lingua d’origine e la lingua d’arrivo sono molto diverse tra loro e hanno grandi differenze grafiche.

 

Ma cos’è esattamente la traslitterazione?

La traslitterazione è la trascrizione di un termine da un codice linguistico verso un altro, quando questi due hanno sistemi di scrittura differenti. Prendiamo come esempio il cinese e l’italiano. Quante volte avete sentito (non senza farvi una risatina) un cinese pronunciare la nostra R come L? Per esempio, ‘Malco’ invece di ‘Marco’? Ebbene, il cinese in questione non sta affatto prendendo in giro il povero Marco. Questa differenza nella pronuncia avviene per il diverso sistema fonico delle due lingue.

 

Come si applica ciò alla traduzione?

Se pensiamo ad un traduttore professionista e competente, viene naturale pensare che dovrebbe essere in grado di rendere al meglio un semplice termine come ‘Marco’, no?
Eppure, vuoi perché alcune sillabe italiane non esistono in cinese, vuoi per la difficoltà del sistema di scrittura della lingua di arrivo, non è poi così semplice.

Il cinese, infatti, è una lingua tonale: ciò significa che la musicalità della lingua è la vera essenza della comunicazione.
Mentre noi occidentali tendiamo a dare maggiore importanza al contenuto di un discorso, i cinesi ne prediligono la forma.

Non è da stupirsi se anche un semplice nome proprio come ‘Marco’ può dare problemi di traduzione. È una questione di differenza di sillabe: il suono R in cinese non esiste!!

Per la traduzione, la questione è risolvibile in due modi:
1.ci si inventa una combinazione di suoni che si avvicina al nome originale;
2.si cambia il nome di sana pianta e si punta sul significato da affidargli. In cinese infatti i nomi propri vengono scelti in base al significato dei caratteri con cui sono scritti.

Abbiamo detto che il cinese è una lingua tonale: ciò significa che a ciascuna singola sillaba, pronunciata con un determinato tono (in cinese mandarino ne esistono ben quattro), corrispondono una miriade di scritture grafiche, ciascuna con un significato ben preciso e differente.

Facciamo un esempio delle possibili traslitterazioni di ‘Marco’.

La sillaba ‘MA’ in cinese può essere resa con:

Primo tono: mā.
Esempio: 妈 mamma
Secondo tono: má.
Esempio: 麻 canapa
Terzo tono: mǎ.
Esempio: 马 cavallo
Quarto tono: mà.
Esempio: 骂 maledire

Usando queste quattro sillabe si può formare la frase 妈妈骂马吗, pronunciata ‘māma mà mǎ ma’, la cui traduzione è ‘la mamma maledice il cavallo’… avete provato a pronunciarla non è vero?!

Una volta fatta la scelta del tono da assegnare alla sillaba MA e alla sua trascrizione in ideogramma, incontriamo un’altra difficoltà: la non corrispondenza degli altri suoni. MA – R – CO.

Abbiamo già detto che il suono R in cinese non esiste, e non esiste nemmeno la sillaba CO: quale combinazione di suoni usare??
Ecco alcune soluzioni per la pronuncia del nome ‘Marco’ per un cinese:

MA – KE – O, pronunciato ‘Maco’
MA – KE, pronunciato ‘Mac’
MA – LE – KE – O, pronunciato ‘Malco’!

Dunque, quando un traduttore si trova a tradurre un nome proprio, le due difficoltà principali sono:
1.La scelta dei suoni che si avvicinano di più alla pronuncia del termine da tradurre;
2.La scelta del significato da attribuire a tali suoni.

Insomma, la traslitterazione di un nome proprio non è cosa da poco!

Noi abbiamo usato come esempio ‘Marco’, ma nell’ambito della moda lo stesso procedimento si applica non solo a nomi di persona, bensì a nomi di brand, aziende, collezioni, prodotti, …

In questo caso non esiste una traduzione più giusta di un’altra, solo una più bella o più orecchiabile.

Inutile dirlo, serve un po’ di immaginazione e un pizzico di creatività!

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